Enrico 1

Enrico15
Un saluto da
Enrico CASALI


Queste pagine hanno un preciso obiettivo affrancato da ogni pretesa, quello di testimoniare qual'era lo spirito che animava le scelte di un  aspirante musicista in quei favolosi anni '60 e proporre ai giovani chitarristi un genere strumentale che può essere fonte di grande soddisfazione sotto l'aspetto della tecnica, e nel contempo regalare anche l'emozione di un sound datato, lontano, ma dal fascino immutato.

I riferimenti essenziali sono Hank Marvin, Cliff Richard & The Shadows, The Ventures, The Atlantics, The Spotnicks, Al Caiola, Chet Atkins, Duane Eddy. Ciascun video contiene nella descrizione alcune note sul brano, i riferimenti per la backing track e, ove possibile, per lo spartito. Domande, osservazioni, critiche s'intendono sempre ben accette nel rispetto del dialogo.

 
separatore

C'ERA UNA VOLTA

Sono nato a Genova nel maggio del 1948. Ho trascorso una felicissima infanzia in quel di Pontedecimo, nella suggestiva via Isocorte, in un'abitazione all'interno delle Officine Grondona ove lavorava mio padre. C'é una pagina dedicata a "Pontedeximo" (la "o" si legge "u" e la "x" corrisponde alla "j francese". La musica fece capolino durante uno spettacolo circense nel quale un mangiafuoco si esibiva con il sottofondo del Bolero di Ravel. Uno spettacolo che mi meravigliò per quelle note percussive e ossessive. Più tardi papà  e mamma mi comprarono una piccola fisarmonica con la quale strimpellavo per lo più motivetti dei festivals sanremesi. Poi, nel 1957, la mia famiglia si trasferì a Torino nel quartiere Santa Rita.

Durante l'ultimo anno di scuola media il professore di ginnastica portava un registratore "Geloso" e ci faceva marciare al ritmo di "Wheels" suonato dall'orchestra di Billy Vaughn. Oltre che dal brano, rimasi affascinato dalla scoperta della chitarra elettrica. Terminate le scuole medie, non avevo ancora deciso cosa fare da grande e nel frattempo, sull'onda del brano "Stai lontana da me", cominciai a manifestare velleità canore. Un mattino d'estate del 1962, alla vetrina del bar sotto casa notai un cartello che pubblicizzava una scuola di canto e musica.

C'ERA UNA SVOLTA

Presi il coraggio a quattro mani e mi presentai. Ricordo con affetto il maestro Arduino BOTTESELLA che mi mise sotto torchio con l'indimenticabile metodo Bona. Solfeggi, notazione, esercizi vocali e il prezioso suggerimento dell'acquisto di una chitarra. Per chi vuole regalarsi un sorriso allego tre brani miracolosamente recuperati da nastri consunti, cantati con l'accompagnamento al pianoforte del compianto Maestro. Sotto, il fedele testimone delle mie imprese canore, un registratore "Nuova Faro" che caricavo in bicicletta e via! 

(1962) Guarda come dondolo
(1962) Stai lontana da me
(1962) Amami e baciami

 

  registratore.jpg

Da un negozio ubicato nelle vicinanze di Porta Palazzo tornai a casa con la mia prima chitarra, una Carmelo CATANIA, acquistata per 5000 lire. Era dotata di corde metalliche, un tormento per i polpastrelli. Ma l'emozione per un mondo che si stava scoprendo prepotentemente non poteva cedere alla sofferenza. Così, con l'ausilio di un libriccino di accordi iniziai a strimpellare. E poi fu il "Big Bang". Dapprima con il tema dei Magnifici sette di Al CAIOLA, poi "Mule skinner blues" dei Fendermen e "Apache" degli Shadows scatenarono ambizioni chitarristiche. Quante monetine da 50 lire nei juke box, sino allo sfinimento, soprattutto degli astanti!

Anche mio fratello Giorgio fu ben presto attratto dalla chitarra e finì con l'imparare presto, preferendo spontaneamente la ritmica. Con un pickup e la radio allestì la mia prima chitarra elettrica. Divenni un assiduo frequentatore del negozio di musica che era ubicato in corso Orbassano, la "Maison de musique" del compianto maestro Marcellino SIGNETTI. Lì vi acquistai il primo spartito (Cuando calienta el sol) ed i primi plettri, dopo aver suonato con le stecche che si infilavano nei colletti delle camicie, e mi consumai la vista sulle prime Stratocaster Fiesta Red e Lake Placid blue, inavvicinabili. Ma presto avrei avuto in dono una Framus rossa ed un amplificatore da 10 watt, primi supporti per le esibizioni nei locali.

Nel nostro quartiere il destino ci venne incontro assegnandoci un Mentore, allora giovane studente di Conservatorio ed oggi insigne musicista, il Maestro Sergio BALESTRACCI, che con tanta pazienza divenne la nostra guida musicale, ma non solo. Era per noi un fratello maggiore, dispensatore di sani principi di vita.

Erano anni di fermenti sociali e di crescita economica, e si respirava un contagioso ottimismo. Sull'onda della Shadowsmania vi fu il boom dei complessi e le cantine dei palazzi divennero sala prova, con buona pace dei condomini. Anche noi ci buttammo nella mischia e scegliemmo il nome artistico "The Blue Stars" prendendo spunto, e non poteva essere altrimenti, da un brano degli Shadows. Mi perfezionai tecnicamente sotto la guida del valente chitarrista torinese Nuccio NICOSIA, e mi iscrissi alla S.I.A.E.
Poi, tra concorsi ed esibizioni l'impegno crebbe ed alla fine approdammo alla professione, prevalentemente in sale da ballo e night di Piemonte e Valle d'Aosta, con qualche uscita in Liguria e Sardegna. Andammo successivamente in Germania per poco meno di una anno, poi continuammo sino al 1972, allorchè il gruppo si sciolse spontaneamente ed ognuno di noi approdò ad una vita lavorativa diversa.

FINE DELLA STORIA

Nel tempo ho continuato ad esercitarmi, affrontando diversi generi ed approdando allo studio di altri strumenti, ed ovviamente ricordando con una punta di nostalgia quell'avventura musicale fatta di impegno ma anche di momenti spensierati, talora ai limiti di una sana follia. Consapevolezza, spontaneità, voglia di vivere, insomma, non c'era proprio il tempo di annoiarsi. Non male, neh?

Un abbraccio. Enrico

Sei il visitatore n° 20880