Happy Grass Special

Verso la fine degli anni '70, appena rientrato nel mondo del lavoro, stavo trascurando un po' la musica. Mi venne in aiuto la colonna sonora del film "Deliverance", da noi conosciuto come "Un tranquillo wekend di paura", la famosa Dueling banjos interpretata da Eric WEISSBERG.

La curiosità mi spinse alla scoperta di quello strumento per molti versi misterioso. Bisogna infatti pensare che l'immagine del banjo nel nostro paese era per lo più legata al modello a 4 corde, il banjo tenore, utilizzato nelle jazz band. Quel suono cristallino e quelle cascate di note in rapida successione mi facevano diventare matto (tecnicamente sono definiti rolls), e così mi misi  alla ricerca, allora per niente facile, di metodi e, soprattutto, dello strumento. 

Fortuna volle che il Maestro Marcellino SIGNETTI, titolare del negozio di musica nostro punto di riferimento, avesse creato da poco un punto "country" ove reperire metodi. Mancava però lo strumento. Leggendo alcune note sui metodi, avevo intuito che per reperire informazioni dettagliate occorrevano riviste specializzate. Non conoscevo ancora altri appassionati in Torino, così telefonai nientemeno che al Consolato USA di Milano spiegando le mie "necessità". Furono gentilissimi nel fissarmi un appuntamento e mi misero a disposizione parecchie riviste da cui estrapolai indirizzi di negozi. Cominciai, in un inglese stentato quanto stringato, a mandare richieste di cataloghi via "posta aerea". Dopo qualche mese trovai nella buca delle lettere i tanto sospirati cataloghi, e potei cominciare a capire qualcosa di più di quel mondo lontano.

Imparai a conoscere alcuni tra i più grandi esperti di strumenti musicali USA, tra i quali George GRUHN di Nashville, "Mandolin brothers" di New York, ecc. E conobbi anche i prezzi, stratosferici, anche perchè in quel periodo il cambio dollaro/lira era decisamente sfavorevole. Lo sconforto fu breve poiché nel negozio di Marcellino SIGNETTI arrivarono dei modelli coreani il cui costo si aggirava sulle trentamila lire. Erano modelli spartani, con il risuonatore in alluminio, con timbri non proprio cristallini. Ma per imparare erano i benvenuti. La cosa che mi sorprese fu la scoperta della quinta corda,  una ottava sopra al sol della seconda, e delle unghie metalliche per pollice, indice e medio con cui affrontare le prime frasi in stile "bluegrass". Accedde poi che, collezionando metodi, scoprii che esisteva un altro modo di suonare il banjo, quello basilare nella old-time music, vale a dire il "clawhammer", nel quale invece delle unghie di metallo si suona percuotendo le corde con il dorso dell'unghia del dito indice o medio, e alternando la quinta corda con il pollice, in una successione rapidissima. Esso si sarebbe poi evoluto stile "melodic clawahammer" di cui potete apprezzare il fascino in questi brani interpretati dal grande Ken PERLMAN, "Nancy" e "Road to Mexico".

Continuai a "pasticciare" nell'uno e nell'altro stile.
Su un settimanale di inserzioni gratuite cominciai a lanciare qualche messaggio, finchè trovai il carissimo amico Giorgio OSTI, polistrumentista eclettico, che fu una specie di faro. Egli aveva già una grande padronanza dello strumento ed era anche una preziosa fonte di informazioni. Un giorno mi fece conoscere un altro personaggio della scena musicale bluegrass/country torinese, Enzo LONGO. Enzo, oltre che eccezionale banjoista era una specie di "crociato" del 5-string banjo, instancabile promotore di concerti, seminari. Lo sentii suonare su un fantastico banjo Stelling "Staghorn" e capii che la strada per "bengiare" a quei livelli era assai impervia. Così ripresi in mano la chitarra alla scoperta del flat-picking. Iniziò anche una collaborazione con Enzo, molto impegnativa ma piena di soddisfazioni per la nuova esperienza, che si tradusse con l'ingresso ufficiale nella band da lui capitanata, gli "Happy Grass Special, così composta:

Enzo LONGO - 5 string banjo
Marisa STRATTA - voce, chitarra, cucchiai
Paolo STRATTA - voce, chitarra, mandolino
Valter TOMAINO - basso
Enrico CASALI - chitarra

Queste sono le locandine che certificarono il mio ingresso ufficiale nel mondo country, in occasione del concerto al "Postino Cheval" di Torino nel novembre del 1980.

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Il passaggio dalla chitarra elettrica a quella acustica non fu facile, ma l'entusiasmo e la tecnica sino ad allora acquisite mi permisero di apportare un contributo comunque di buona fattura. All'epoca avevo ancora qualche rotella fuori posto e andai in un magazzino musicale che stava espandendo la sua attività in un crescendo rossiniano, il Magazzino Merula di Bra, e mi portai via una Martin D-28 (un milioncino in cambiali).

Ci fu anche un episodio inatteso quanto emozionante. Una sera Enzo mi chiamò al telefono e mi disse che avrebbe ospitato nientedimeno che Bill KEITH, banjoista di fama mondiale e creatore del melodic style cui Enzo faceva riferimento in aggiunta allo stile classico di uno dei pionieri del bluegrass, Earl SCRUGGS.

Stavo già lavorando da qualche anno all'ospedale San Luigi di Orbassano, e scoprii che la data dell'incontro coincideva con il turno di notte. La contrapposizione del dovere al piacere divenne atroce dilemma, ma mi venne in aiuto il collega Giulio garantendomi che si sarebbe sobbarcato il turno da solo per una notte. E così potei stringere la mano al grande Bill e naturalmente accompagnarlo con la chitarra!
Dopo qualche tempo la collaborazione con Enzo e la band degli Happy Grass special ebbe termine spontaneamente, e nel frattempo continuai a sperimentare e studiare altri strumenti (e a comprarli) tra i quali il mandolino.
Non ho immagini di quel periodo se non nella mia memoria visiva. Ma ho conservato e restaurato alcuni brani da una cassetta, brani eseguiti in casa di Enzo senza impianto voci e registrati su un semplice riproduttore portatile. Il brano qui sotto è "Roll in my sweet baby's arms"

Per le registrazioni della intera cassetta click :