Il night club

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Qualche tempo fa la RAI ha mandato in onda “Carosello Carosone”, la storia di Renato Carosone e dei musicisti che l'hanno accompagnato nella sua lunga attività. Ogni tanto me lo riguardo. Trovo emozionante il percorso di questo artista; ed un plauso va agli attori che con grande bravura ci hanno accompagnato a ritroso nel tempo.

Tra le pagine della storia emerge qualcosa che mi ha sempre affascinato da quando iniziai la professione, il “night club” o anche solo “night” degli anni '50 e '60. Trasgressione, discrezione, complicità, colori, luci, arredi, una magica miscela a contorno della ragion d'essere del night: culla degli incontri amorosi. Poi c'era il barman, ora amico, ora prezioso confidente per momenti sofferti.
Il bar scintillava di calici e di bottiglie, custodi del prezioso nettare che plagiava il pensiero liberandolo da ogni inibizione, accompagnato dalla irrinunciabile sigaretta che liberava cerchi magici di fumo, bruciando con soave leggerezza tabacco e polmoni.
Fare il musicista da night richiedeva spirito di sacrificio. Di solito si suonava per pochi intimi, e se c'era qualche volta tanta gente non ci si doveva aspettare scrosci di applausi e men che meno “standing ovation”. Ma alla fine della nottata, deposta la giacca di lamè ed assaporando l'ultimo cicchetto, c'era la consapevolezza di aver contribuito a scrivere un altra pagina sul diario di Cupido.

Bruno Martino, Fred Bongusto, Fred Buscaglione, Johnny Dorelli, Marino Barreto, Marino Marini, Natalino Otto, Nicola Arigliano, Peter Van Wood, Quartetto Cetra, Quartetto Radar, Remo Germani
, Renato Carosone, Tony Dallara, Corrado Lojacono...basta la parola per evocare magici refrains. Quanto mi mancate...

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