wv-bulli.jpgDis-avventure su 4 ruote
(Autori: Enrico Casali e Roberto Di Falco)


Uno dei segni distintivi di un complesso affermato era il "pullmino", e quelli che mettevano in bella mostra nome e foto della band sulle fiancate erano oggetto di genuina invidia. L'automezzo più titolato era il Wolkswagen Bully, che sarebbe divenuto icona dell'epoca beat; subito dopo venivano il Ford Transit ed il Romeo. Noi "apprendisti" ci si arrangiava con la 600 concessa generosamente in prestito d'uso da papà, supportata da portabagagli su tettuccio, e si caricava tutto.

Si caricava tutto, dicevo, e ci stava proprio tutto poiché la quantità e la dimensione degli strumenti erano a misura d'uomo e rendevano sopportabile le due fasi più indigeste di ogni spettacolo, il montaggio e, in particolare, lo smontaggio degli strumenti. La giovinezza e l'entusiasmo facevano dimenticare ogni disagio e ripensando a qualche episodio se ne può apprezzare il lato tragicomico ancor oggi.

Quando iniziammo a fare professione, il nostro impresario ci metteva a disposizione il seguente parco macchine: una Fiat 1800 familiare, un Volkswagen Bully, un Romeo dell'Alfa e un Ford Transit. Il Bully era spartano, con caratteristiche simili a quelle dei piombi di Venezia, vale a dire rovente d'estate e ghiacciato d'inverno. A sorte si decideva chi doveva stare sui sedili o nel bagagliaio. Il Romeo era "un cicinin" più sofisticato nell'allestimento, ma meno affidabile meccanicamente parlando, mentre il Ford Transit assolveva le sue funzioni senza infamia e senza lode.

UN POMERIGGIO AL LAGO SIRIO

E fu proprio il Romeo protagonista di una domenica pomeriggio con destinazione Lago Sirio di Ivrea, dove dovevamo essere di supporto all'orchestra di Mario Pezzotta. Appena usciti dall'autostrada comiciammo subito col "gasarci" osservando  la presenza di numerosi nostri manifesti. Non conoscendo la strada, imboccammo un largo viale che avrebbe dovuto portarci in città, e finimmo per chiedere indicazioni ad una signora dall'aspetto di una brava casalinga, che ci rispose in modo stringato "sono 5000 in camera!". Ripetemmo la domanda ad una seconda signora, ed avemmo la stessa risposta. Decidemmo quindi di proseguire per la strada principale, sempre più "gasati" per i manifesti ed anche per i gesti che parecchie persone ci stavano indirizzando e che nel nostro immaginario ci facevano sentire in qualche modo "famosi". Ma i gesti avevano tutt'altro significato...

Ad un certo punto iniziò ad uscire del fumo dal vano motore collocato in un cassone tra i sedili anteriori. Con l'aumentare del fumo e della puzza all'interno del furgone decidemmo di fermarci, e vedemmo che tutta la parte posteriore del furgone era avvolta da un fumo nero. Spento il motore e scaricati gli strumenti, attendemmo una ventina di minuti dopo i quali tutto sembrò tornare alla normalità. Ripartimmo con molta cautela limitando la velocità e anche un po' di orgoglio, e giunti a destinazione incontrammo l'impresario Fissore al quale facemmo un resoconto di quanto successo e, che per tutta risposta ci disse "sì, lo saj, ogni 'n tant a lo fa..." (sì, lo so, ogni tanto lo fa...)

UNA ROTONDA NELLA NEBBIA

Inverno. Di ritorno da Aosta, alle porte di Torino ci imbattemmo in una nebbia fittissima. Nonostante l'andatura prudente, all'incrocio di Corso Mortara con Corso Vercelli il Bully prese in pieno il cordolo della rotonda. Il risultato fu una ruota anteriore messa di traverso e la porta anteriore sradicata. Roberto era alla guida con Tony e Giorgio a lato, io dietro.
Giorgio era agitato per gli strumenti, io reagii piuttosto seccato "ma zio fa, non si puo' neanche dormire!". Trovammo fortunatamente una "piola" ancora aperta e telefonammo all'impresario affinché venisse a prenderci, ma ci rispose di arrangiarci. Il Bully ripartì in quelle condizioni, con quella ruota che si trascinava di traverso, emettendo un fischio fortissimo e facendo voltare gli operai che in bicicletta stavano avviandosi al  primo turno in Fiat.
Cosi' Roby, dopo le varie tappe per scaricare i compagni di viaggio, terminò a Moncalieri quel viaggio incredibile.

IL COLPO DI GOMITO

Il VW Bully venne affidato dall'impresario a Roberto. Durante una delle sortite ad Aosta, in coincidenza con la prima volta al volante del Bully, dopo l'uscita a Quincinetto e l'imbocco della statale ad un certo momento sentimmo un botto secco. Era successo che un contadino stava camminava sul ciglio della strada con l'andatura leggermente barcollante, presumibilmente derivata da una alzatina di gomito. E lo specchietto retrovisore gli centrò in pieno proprio il gomito. Niente danni fisici, solo un po' di spavento e un corollario di imprecazioni in patois, di cui ignoriamo a tutt'oggi la traduzione.


AMMIRATRICI

Dopo l' incidente descritto in precedenza il "Bully", seppure riparato, aveva la portiera che soffiava spifferi da tutte le parti. Così chiedemmo all'impresario Fissore di poter disporre del nuovo Ford Transit, che ci fu puntualmente negato, ma lo stesso Fissore si offrì di accompagnarci al Mont Blanc di Aosta in un gelido febbraio.
Noi "Blue Stars" avevamo un impianto scenico che non era propriamente "beat", nel senso che il nostro impegno si riversava interamente sul repertorio, in particolare nella elaborazione di cori a 4 voci, ciò che ci faceva trascurare coreografie e quant'altro. Di contro vestivamo uno smoking nero con bordi di raso e cravattino, alla Shadows prima maniera, una "mise" la cui eleganza non passava inosservata. Insomma, avevamo un nostro "fascino", e sotto il palco i posti in prima fila erano riservati alle nostre "ammiratrici". Durante il concerto prendeva forma uno scambiarsi di occhiate furtive ed ammiccanti.

 

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Nello spettacolo del pomeriggio, una delle ragazze sotto il palco comprò un pacchetto di caramelle ad uno di noi, che chiameremo X, dicendogli che il pagamento  si sarebbe poi tradotto in natura. X pensò ad uno scherzo ma, la sera, al momento di smontare gli strumenti lei glielo ricordò. Così, nel fervore di quell'evento inatteso, X smise di smontare gli strumenti, se la filò di soppiatto dal locale e trovò la complicità di un cancello a rientrare nelle vicinanze. Caricati gli strumenti e pronti per ripartire verso Torino, ci accorgemmo che X mancava all'appello. Per lui nel frattempo l'ambiente era divenuto ostile: stava nevicando, faceva un freddo cane, l'effetto antibiotici si era fatto traditore, e tutti noi che lo chiamavamo a gran voce in continuazione. Da lì a poco X comparve, mesto e sconsolato per quella performance non proprio d'autore, e dovette pure sorbirsi la consueta sequela di moccoli. L'impresario era incavolato e agitatissimo poiché il Transit era nuovo e senza catene, così cominciò a guidare a passo d'uomo minacciando in continuazione la sosta al primo albergo, addebitandoci la spesa. Alle minacce faceva eco il nostro sommesso silenzio, che però non era di consapevole sottomissione ma di assoluto menefreghismo!