images.jpgGermania
(Autore: Enrico Casali)

Nella primavera del 1965 conoscemmo un cantante pinerolese, Enrico Bombardieri. Egli aveva già avuto precedenti esperienza all'estero e lasciò trapelare la possibilità di tentare tutti insieme una nuova tournée. Pensa che ti ripensa, ispirati da curiosità oltre che da beata incoscienza, decidemmo che si poteva tentare. Una esperienza al'estero sarebbe divenuta un ottimo curriculum professionale. Sorse però il problema “batterista” in quanto Elio Lomunno non poteva partire per motivi di lavoro, così ci mettemmo alla ricerca di un sostituto. Incontrammo Mario Bianco, ma presto anch'egli rinunciò e ci rimettemmo nuovamente alla ricerca di un nuovo elemento. Silvano Stoia sarebbe divenuto il batterista ufficiale, ed eravamo pronti.

A quel tempo occorreva il passaporto, e ci eravamo mossi per tempo. Ma per Tony Gallo i documenti ebbero un inatteso ritardo ed ai primi di agosto partimmo senza di lui, augurandoci che potesse raggiungerci al più presto. Dopo 24 ore di treno giungemmo a Emden, una operosa cittadina portuale nel nord della Germania, poco distante dai confini olandesi. Approdammo in un locale periferico e dovemmo accettare subito la diffidenza del titolare del locale messo al corrente dell'assenza di Tony. Ma la sera il debutto fu comunque felice e i rapporti rimasero poi cordiali per tutto il periodo del soggiorno. Tony arrivò miracolosamente dopo due giorni e si fece grande festa.


Davanti a noi si scopriva un mondo nuovo per persone, per stile di vita. Il clima estivo stimolava la nostra curiosità e, senza porci troppi problemi per la scarsa conoscenza della lingua, ognuno di noi si avventurava alla scoperta della città. Poi la sera si rientrava nei ranghi. Dopo poco più di un mese fummo indirizzati ad un grazioso paese in provincia di Hannover, Soltau. Vi giungemmo col treno da Emden verso sera e dalla stazione ci incamminammo a piedi verso il locale poco distante. Avevamo un andamento incerto, quasi sospettoso, tant'è che dopo qualche centinaio di metri l'auto bianco-verde della “Polizei” si accostò per chiedere documenti e destinazione. Chiarita la nostra posizione, giungemmo al “Libelle Tanz Bar” dei fratelli Fritz e Achim Voss, e facemmo conoscenza con due giganti dai lineamenti duri e spigolosi sotto i quali si celava però un carattere aperto e cordiale. L'accoglienza, e non solo musicalmente parlando, fu davvero generosa. Per risolvere il problema del soggiorno ci venne in aiuto addirittura il capo della polizia.


Suonavamo tutti i giorni dalle 21 alle 5, con riposo il lunedì. Durante la settimana lavorativa il locale era frequentato da poche persone o coppie, mentre il sabato e la domenica era stracolmo. Nel ristorante adiacente il locale la serata iniziava verso le 19, con fiumi di birra accompagnati di tanto in tanto dallo “schnaps” di Doppelcorn, un abbinamento che avrei sperimentato nel tempo, risultato una sbornia solenne. La freschezza della birra ammorbidiva il tenore alcolico del cicchetto che andava giù liscio come l'olio, ma si trattava di una bomba a tempo!
Il nostro repertorio era apprezzato, l'andamento delle serate scorreva festoso e tranquillo con una sola eccezione, allorché arrivavano militari della vicina base americana. Bastava una parola di troppo perché gli animi si surriscaldassero e ne sortissero talvolta delle liti. Era l'unica occasione nella quale i fratelli Voss s'imponevano fisicamente con la loro stazza assolvendo la funzione di buttafuori con successo! Arrivò l'inverno e potemmo godere paesaggi natalizi di una rara bellezza. A Gennaio ci spostammo poco distanti a Dörverden, un piccolo paesino dotato di una sala grande e molto frequentata ove fummo accolti ancora una volta con simpatia. A marzo del '66 arrivò l'ora del rientro, con i soldi sufficienti per il viaggio e nulla di più. Avevamo trascorso mesi felici professionalmente e umanamente, e non ci eravamo fatti mancare nulla.


Credo che quell'esperienza abbia lasciato un piccolo buon segno in ciascuno di noi. Io avevo 17 anni ed ero per alcuni versi non del tutto maturo, e solo parecchi anni dopo avrei riflettuto con maggior consapevolezza su quel periodo e sugli insegnamenti avuti in dono. Da sottolineare l'apprendimento della lingua tedesca, difficile quanto affascinante, aiutati dalla collocazione geografica che assegnava ad Hannover il luogo per eccellenza dell'idioma. Noi ci buttavamo ed avevamo la massima comprensione oltre a generose correzioni con tanto di spiegazione. Musicalmente parlando, di quell'avventura ci rimane soltanto qualche spezzone sonoro non proprio di eccelsa qualità, ciò dovuto all'utilizzo di un semplice registratore a nastro.
La patente di musicisti era all'epoca ancora fresca, ma penso che abbiamo onorato con passione e onestà la professione. Grazie Germania.


Tony GALLO - voce

Silvano STOIA - batteria
Enrico CASALI - chitarra
Pier Giorgio CASALI - chitarra

Quien serà                                           
Doce doce  
Quizas, quizas, quizas
Marmor stein und eisen bricht
Piangi
Mare incantato
Frida
Se piangi se ridi
E' di te che cercherò