palau.jpgIn Sardegna
(Autori: Enrico Casali e Roberto Di Falco)

Nella primavera del 1966 fummo contattati da un ex orchestrale torinese che aveva appena avviato un camping a Palau. A quel tempo la Sardegna era indenne dal turismo selvaggio, e ci si poteva calare con meditata tranquillità in paesaggi da favola e tra gente cordialissima ed ospitale.
Il camping si chiamava “Baia Saraceno” ed era un complesso di bungalows di varie dimensioni dislocate a macchia di leopardo su un terreno a livelli rocciosi e sabbiosi, spiaggia a vista e la sagoma de La Maddalena all'orizzonte.

Suonammo per l'intera stagione estiva in un ambiente simpatico e festoso. Oltre ai residenti del camping arrivavano molti ospiti da Palau e dintorni. Il rapporto con i due titolari del camping era molto vivace, in un alternarsi di litigate e di baci e abbracci. Si litigava per tutto, per il vitto, per i servizi, per la confidenza con i clienti a loro dire talvolta eccessiva. Un giorno fummo addirittura licenziati senza preavviso. Un boss locale, che curava il trasporto dell'acqua al camping, finì per occuparsi della vicenda personalmente. Poi casualmente giunse anche il Maresciallo dei Carabinieri. Appena il boss se ne andò il Maresciallo volle parlare con uno dei titolari, che alla fine del colloquio mogio mogio ci riassunse.

Facemmo la conoscenza con personaggi eccentrici, come un avvocato romano con il quale dividevamo lunghi pomeriggi al tavolo da poker, cercando di capire come si potesse di tanto in tanto gioire per un ghiotto "full" di assi e re ed essere puntualmente battuti da un suo poker di sette o da una scala colore mimima...
C'era un esponente di un certo ambiente un po' malavitoso che arrivava con la sua Ferrari sempre dopo l'orario di chiusura. Puntualmente ci chiedeva “Il mondo” mentre si faceva un goccetto. Noi aggiungevamo sempre un paio di brani e quando se ne andava ci lasciava 5000 lire di mancia.
C'era una signora amante della musica lirica, la quale con rassegnazione sopportava il nostro repertorio, e nel particolare le sue lamentele erano indirizzate al “basso” che nel silenzio della sera rimbombava tra i bungalows disturbando la quiete. Da annoverare un incendio di macchia mediterranea prontamente risolto e un allagamento del camping, oltre a qualche blackout dovuto ad avaria del gruppo elettrogeno.

In luglio Silvano dovette rientrare a Torino e fu sostituito da Roberto. L'estate passò in fretta e la chiusura fu tragicomica. Il nostro impegno avrebbe dovuto esaurirsi il 31 agosto, ma per aggirare le scadenze con i fornitori i titolari fecero dei manifesti annunciando una grande festa di chiusura il 31 sera. Dopodiché uno di loro partì il 30 con la 500 caricata all'inverosimile, il giorno dopo l'altro vendette tutto quanto era possibile. La sera del 31 eravamo già tutti sul traghetto, e il camping rimase desolatamente spoglio di ogni cosa. Per nostra fortuna eravamo stati retribuiti. Il camping Baia Saraceno è sempre lì come allora, ovviamente molto diverso dal "nostro", che rimane pur sempre un tassello importante della nostra vita musicale, e come tale da ricordare con sincero affetto.