varie-vittorio-e-armando.jpgPiccola storia di una chitarra
(Autore: Armando Bertinetti)

Sono trascorsi 50 anni dall'evento immortalato nella fotografia. Eravamo al "Massaua", elegante e rinomata sala da ballo di Torino, locale sempre benevolo con chi maturava velleita artistiche. Una sera la settimana veniva dedicata agli aspiranti artisti. Al centro c'e Armando Bertinetti, dietro di lui Vittorio Bussolino, compagni di avventura i quali qualche tempo dopo avrebbero dato vita ad un gruppo storico della scena musicale torinese, “The Sound Group", oggi ritornati attivissimi.Con sincera commozione riporto queste belle parole di Armando che, al di la del mio "ritratto artistico" dipingono magistralmente quei momenti felici. Enrico

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The Sound Group

Torino, Borgo San Paolo, Via Fratelli Bandiera 12. Tutto è incominciato li: Vittorio, di appena qualche mese più grande di me, che allora non avevo ancora diciotto anni, una chitarra, nel cui acquisto avrebbe dovuto essere contemplata anche l'intenzione di imparare a suonarla, già ce l'aveva. Io no! Non che lui però la suonasse per davvero; un po' cercava di capire dove mettere le dita per “tirarne fuori” un'aria o una specie di accordo, ma più che altro la maneggiava come se fosse una specie di giocattolo; poi veniva riposta, quasi fosse un simulacro, un’icona, la figura e l'immagine di quella musica che amavamo e ascoltavamo.

Io pure, come Vittorio, qualche volta ci mettevo sopra le mani. Quando, a compiti eseguiti, andavo a casa sua, quella chitarra, non certo di pregio, una semplice chitarra “da studio”, ma per noi attraente e affascinante, ci soggiogava, imponendoci la sua presenza, esigente di attenzione, con la sua docile forma lucente e sinuosa che si adattava così graziosamente bene al nostro abbraccio. Quel suo primo presentarsi ai nostri occhi come un simbolo, più metafisico che reale, della musica dei grandi (troppi per citarli ora senza fare torti), rivelava anche, un po' per volta, un’apparente disponibilità ad una maggiore confidenza. Per meglio dire era come se quella chitarra fosse dotata di una duplice natura: allettante ma anche ostinatamente inerte, ammiccante ma sconsolatamente estranea, brillante eppure pigramente muta con noi che non sapevamo darle una voce.

Si è capito! I nostri primi approcci erano stati inadatti e inefficaci, a volte cauti, incerti, con timidi e lievi tocchi delle dita, per risvegliarne appena il suono, e dico appena per il timore di costringerla (la chitarra intendo) a risponderci con voce stonata, altre volte con sconsiderata irruenza, senza un criterio preciso se non quello di tenere un ritmo, strapazzando le corde per ottenere suoni che non erano quelli che fingevamo di sentire.

Quella storia doveva finire, non potevamo trattarla ancora così! Poche monete bastarono per andare qualche mese a lezione di chitarra da un anziano maestro di musica: il personaggio era quello di chi ha attraversato la vita nei panni del pianista di periferia, a metà tra il musicista da avanspettacolo e il suonatore da “saloon”, ma che, a modo suo, era anche bravo. Il maestro Arduino Bottesella, questo era il suo nome, pestava con le sue dita adunche i tasti del suo altrettanto vetusto pianoforte verticale calando su quelli come un rapace sulla preda a tal punto che a volte qualche tasto schizzava per aria e volava via rimbalzando sui muri dell’angusta stanza dove ci teneva a lezione; sai le nostre risate irriverenti e mal represse! mentre lui, pover’uomo, con malcelato imbarazzo, atteggiandosi ad un sorriso divertito, ci sollecitava a non perdere il ritmo: che nostalgia ragazzi!

Caro vecchio maestro! Dal “ teacher “, così l’avevamo ribattezzato, c’era poi anche Enrico, per noi ancora un ragazzetto, ma di quelli con le mani dotate di un’anima propria, che fan scivolare e correre le dita lungo le note e sugli accordi della chitarra componendo sequenze e armonie complesse come se tutto fosse accessibile e semplice; però noi non ci lasciavamo ingannare, mica ci provavamo a fare quelle cose che Enrico faceva con una naturalezza pari a quella ostentata dai funamboli, dai trapezisti e dai giocolieri dei circhi mentre stupiscono il pubblico, durante le esibizioni, per la loro bravura...

A proposito di esibizioni, fu allora che, dopo appena tre mesi di lezioni (ma intense, con ritrovi serali anche a casa di Enrico), data la spinta ottimistica di Arduino, siamo saliti sulle pedane dei concorsi, ormai con chitarre elettriche nelle mani (ricordo che avevano un odore proprio, una specie di “fragranza” metallica quelle prime chitarre elettriche, come mai più, dopo, ho avuto la sensazione di assaporare) e con subitanee soddisfazioni, per lo più dovute al nostro entusiasmo che ad altri meriti. Sono stati quelli i nostri primi passi verso la voglia di continuare. La nostra prima chitarra però ci ha fatto ancora a lungo compagnia per mari e per monti.........poi è venuto il resto.

Armando Bertinetti